Il sito web personale di Savino Rabotti:

www.savinorabotti.it

Lo “Scoccino” e il “Ruzzolino”

Era il divertimento che iniziava il Sabato Santo, dopo la messa, e continuava anche la domenica e il lunedì di Pasqua. Oggi anche questa usanza è stata ripresa a scopo benefico.

Le nostre mamme, qualche giorno prima di Pasqua, cuocevano un bel numero di uova, e mettevano nell’acqua anche dei coloranti. I colori potevano essere industriali, e in tal caso a farla da padrone era la marca Superirirde con una vasta gamma di colori. Di solito si preferiva il rosso sangue o il blu oltremare.

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Come si mangiava un tempo in montagna

Articolo: Maria Carloni

Quante volte ho sentito ricordare e descrivere i piatti della cucina della montagna ai tempi in cui si attingeva il sostentamento solo da ciò che la terra offriva. Non mi restava che chiedere a chi è nato nella zona della Val Tassaro, e, in particolare, a Nonna Tina di Spiaggi.

Farina di grano, di granoturco, di fava o di castagne

E non ti rendi conto che, come tante ciliegie, anche le ricette “una tira l’altra “, e passi di palo in frasca: come si mangiava, come si cuoceva, dove si trovava e quando maturava quel tal prodotto. Scopri che si viveva benissimo e si usava solo farina di grano, di granoturco, di fava o di castagne.

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I Giorni della merla

29,30,31 Gennaio

A volte sembra che i nostri avi si divertissero a fare gli indovini. L’anno agricolo è punteggiato di ricorrenze in cui si tentava di presagire come il tempo si sarebbe comportato per un discreto periodo, a partire dai quaranta giorni di Santa Bibbiana all’inizio di Dicembre, alle calende, a San Paolo dei segni il 25 Gennaio, ai giorni della merla. Di quest’ultima espressione ci interessiamo ora perché capita proprio in questi giorni di fine Gennaio.

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La via del Castellaro

Dopo Compiano si prende la via
Che, ripida, sale in cima al monte.
Lassù c’è Piagnolo con la pizzeria,
Case di sasso e una piccola fonte

C’è una chiesetta lungo la strada
mentre continui per Vogilato.
Da lassù tu domini la bella vallata
e ti par di vedere mezzo il creato.

L’Enza scorre, laggiù, silenziosa,
le mille ginestre in fiore fan festa,
stupenda natura e maestosa
di monti, di campi, di verde foresta,

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Il museo di Crovara in dettaglio

Vi sarete chiesti perché allestire un museo quassù.

Ce ne sono già diversi anche in montagna: alcuni sono impostati bene, altri sono raccolte di oggetti senza un piano espositivo.

Lo scopo del museo di Crovara è di conservare la memoria del passato sia come patrimonio di civiltà contadina (oggetti con grande valore simbolico, non commerciale), sia come testimonianza del progresso realizzato dalla società agricola. Progresso lento, certamente, ma pur sempre progresso.

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La partîda a bòci

di Savino Rabotti

A la dmèndga, dop mešdé,
quàtr’ amîgh, cmé quàter sòci,
i’ s’arcàtne a l’usterìa
per fâr ‘na partîda al bòci.

Pôch luntân a gh’é un tavlîn
cûn un fiàsch e di bicêr:
vîn nustrân, s-cèt e sincêr,
sênsa trúch e sensa vlîn.

Prìma ch’ i’ s’mèti d’acôrdi
quân-c a-šquêši, quânti mòsi:
tút un blèf, túta ‘na fînta,
e perfîn paròli gròsi.

Pêra o dìspre, dìspre o pêra…
… finalmênt a va ‘l bucîn.
Quânt armûr e quânta fêra
se la bòcia la n’ gh’ và všîn!

Ugni tânt a s’ sênt un s-ciòch
fôrt e sèch, cùma un bašîn
dâ da scûš, cun al lúšghi a j’ ò-c,
quand a s’êra šuvnutîn!

Da sú in cêl al sûl al guârda
sudisfàt, cun simpatìa:
l’é fîn bèl vèder cla squâdra
ch’ la s’ la pàsa in armunìa!

L’é fîn bèl che gh’ sìa d’ la gênta
che cun pôch la s’acuntênta!

 

LA PARTITA A BOCCE 2005 – La domenica dopo pranzo quattro amici, come quattro soci, si ritrovano all’osteria per fare una partita a bocce. Poco lontano c’è un tavolino con sopra un fiasco e alcuni bicchieri: vino nostrano, schietto e sincero, senza alterazioni e senza veleni. Prima che riescano a mettersi d’accordo quante smorfie, quante mosse: tutto un bluf, tutta una finta, e persino parole pesanti. Pari o dispari? Dispari o pari? …  inalmente parte il pallino! Quanto rumore e quante lagnanze se la boccia non gli va vicino! Ogni tanto si ode uno schiocco forte e secco, come un bacio dato di nascosto, con gli occhi lucidi, quando eravamo ancora giovincelli! Da lassù in cielo il sole osserva soddisfatto, con benevolenza: è perfino bello vedere quella squadra che se la passa in armonia. È fin bello che vi sia ancora gente che si accontenta di poco!