Lo “Scoccino” e il “Ruzzolino”

Era il divertimento che iniziava il Sabato Santo, dopo la messa, e continuava anche la domenica e il lunedì di Pasqua. Oggi anche questa usanza è stata ripresa a scopo benefico.

Le nostre mamme, qualche giorno prima di Pasqua, cuocevano un bel numero di uova, e mettevano nell’acqua anche dei coloranti. I colori potevano essere industriali, e in tal caso a farla da padrone era la marca Superirirde con una vasta gamma di colori. Di solito si preferiva il rosso sangue o il blu oltremare.

Colorare le uova, divertente anche per i piccoli

Colorare le uova, divertente anche per i piccoli

I colori naturali invece si ottenevano con le bucce verdi di salice selvatico che forniva un delicato giallo, oppure con il Pan del cucco, il Muscarium racemosum che in quel periodo era nel pieno della fioritura, e procurava il blu naturale. C’erano anche altre combinazioni, ma, soprattutto per gli scolari, c’era un lavoro di pazienza nel colorare le uova con i pastelli, inventando disegni secondo la fantasia.

Lo scoccino, in dialetto Al scusîn

Dopo la Messa del Sabato Santo si partiva. Il gioco interessava anche gli adulti. Anzi, diventava per loro una gara di abilità. Un giocatore sfidava un altro che poteva anche rifiutarsi. Se accettava si faceva a sorte tra chi doveva stare sotto e chi invece poteva picchiare.

Le uova colorate di Pasqua

Le uova colorate

Anche questo gioco aveva le sue regole: chi batteva doveva colpire l’uovo che stava sotto solo col la punta del proprio uovo. Ed erano ammessi solo uova dello stesso genere. Non si poteva battere un uovo di gallina con uno di anatra o di faraona perché erano più piccoli e più duri e, quindi, vincevano sempre.

Lo scoccino

Lo scoccino

C’erano anche piccoli stratagemmi. “Le uova di pollastrella sono più dure… quelle di gallina vecchia sono meno calcificate”… E pare ci sia stato anche chi, un mese prima di Pasqua, andava in Secchia a prendere il ghiaino dei gessi e lo dava alle galline per fare loro produrre uova più resistenti.

Altro accorgimento: chi stava sotto teneva l’uovo fasciandolo bene con la mano, lasciando libera solo la punta. Nell’attimo in cui il battitore lo colpiva conveniva fare una piccola pressione col la mano. Ciò bastava, se l’uovo era davvero sano, per resistere all’urto e vincere. E il premio per il vincitore era l’uovo dell’avversario, in quel momento rotto.

Le uova di Pasqua

Le uova di Pasqua

Quand’ero ragazzo ci fu anche chi provò a barare. Costui si era fatto preparare col tornio un uovo di legno. Il falegname gli ricordò che non era ammesso truffare nello scoccino. Per sicurezza praticò delle righe intorno all’uovo finto perché si capisse che era falso. Ma il briccone non ascoltò il falegname e provò ugualmente ad imbrogliare. Solo che non lasciava vedere quell’uovo da nessuno, il che insospettì gli antagonisti che riuscirono a scoprire il trucco. Non vennero alle mani ma il baro fu ricoperto di tanti vituperi che per molto tempo non si vide più in giro.

Il ruzzolino

Una variante allo scoccino per i piccoli era il ruzzolino, in dialetto Rušlîn.
Si preparava una pista nella polvere asciutta, leggermente in pendenza in modo che l’uovo potesse ruzzolare, con curve per ostacolare la corsa. La partenza, ovviamente era nella parte più alta e il traguardo un paio di metri a valle. Si faceva il sorteggio per l’ordine di partenza. L’uovo che faceva il percorso più lungo vinceva. Anche in questo caso la posta in gioco era l’uovo dell’avversario.

Uova sode e radicchio di campo.

Quel periodo coincideva con la maggior produzione dei riccioni o radicelle, i radicchi selvatici che crescevano spontanei. E la cucina povera di un tempo aveva scoperto che uova sode e radicchio di campo erano una squisitezza. Perciò la sera di Pasqua si cenava con questa soluzione, perché era la miglior maniera di utilizzare le uova rotte a scoccino. Però si potevano anche conservare per consumarle nel tempo, come ci insegna il proverbio:

I öv i’ ên bûn ânch dòp Pasqua!

 

3 thoughts on “Lo “Scoccino” e il “Ruzzolino”

  1. Buona Pasqua a tutti, da B&B La Fossa. In sud-Olanda, la parte cattolica dove sono nato, abbiamo la stessa tradizione. Si chiama “köppen”. Pero’ prima del “köppen” i bambini andavano a cercare le uva colorate nascoste nel giardino. Durante la notte il coniglio di pasqua (un typo di babbo natale della pasqua) che si chiama “Paashaas” aveva nascosto le uova la.

  2. Grazie per avermi riportato riportato fanciullo quando giocavo con nonno Silvio ( Cadorna ) a scoccino e regolarmente mi faceva vincere. BUONA PASQUA a Tutti . Gianni

  3. Domenico Marchetti 4 aprile alle ore 18.40 Su Facebook:
    A Tremosine sul Garda domani mattina stessa tradizione. Da noi si chiama S-Ciapì

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