A Crovara

di Savino Rabotti

Su la scoscesa balza tua, Crovara,
sibila il vento tra le roverelle,
scuote il frassino che la linfa amara
sugge dal sasso, e delle carpinelle
le fronde intessono una danza avita
in un perenne spasimo di vita.

Favole antiche narra, antichi amori,
giù, nella valle, garrulo il Tassaro:
gesta di cavalieri e di signori
ricchi sol d’odio, ma dal cuore avaro;
rispecchia volti pieni di vigore,
alita brezza ed alimenta i fiori.

In ampie spire il nibbio ti rinserra,
vigile sentinella del maniero;
non più soldati, né clangor di guerra
ma studïosi salgono il sentiero
a ricercar le tracce della Storia
che per secoli ha ordito la tua gloria.

Dagli spiazzi protesi verso i borri
vola la mente a dialogar coi tanti
luoghi muniti di possenti torri,
pronte ad accoglier pellegrini erranti
in cerca di un ospizio, o avverse spie
use a mercar la vita con bugie!

Lieto il sole da Lèguigno feconda
la valle del Tassobio, mentre Giano
riemerge, nume tutelar, da l’onda
chiara. Ridono Gombio e Vedriano:
quel benigno tepor, più che ristoro,
fonte viva divien di messi d’oro!

Se, nel silenzio della notte oscura,
bofonchia il gufo, misteriose trame,
streghe e fantasmi non fan più paura,
né morte assurda tra le atroci lame,
ché al medesimo desco nuova luce
e l’umile e il superbo riconduce.

Quell’arcano silenzio che ti ammanta,
o terra di Crovara, è come un saggio
antico vate che lusinga e incanta,
e poi ti affida un fervido messaggio:
“Il tempo innalza e abbatte, e solo resta,
frutto concreto, una esistenza onesta”!