Pesce d’Aprile

Anche l’usanza del Pesce d’Aprile è vecchia come l’uomo. Non si conosce la vera origine dello scherzo, ma pare sia legato all’arrivo della Primavera e all’equinozio del 21 Marzo. Presso alcuni popoli, tra cui gli antichi Romani, l’inizio dell’anno era fissato al 25 Marzo, legato quindi alla Primavera.

C’è anche chi ha voluto vedere nel pesce un richiamo alla morte e resurrezione di Cristo, ricordo che i primi cristiani, quelli delle Catacombe, sintetizzavano nell’immagine del pesce e termine greco Ikthys quale simbolo per riconoscersi tra di loro. Il termine greco significa appunto pesce, quindi parola senza senso per i pagani. Per i cristiani invece era un acrostico (I.K.Th.Y.S.), e significava: Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore.

Il pesce simbolo dell’Eucarestia (III° sec. D. C.).

Il pesce simbolo dell’Eucarestia (III° sec. D. C.).

L’inizio dell’anno fissato al primo Gennaio è in uso solo dalla riforma del Calendario apportata da Papa Gregorio XIII° nel 1582. Solo in Francia il Capodanno lo si festeggiava il Primo Gennaio già dal 1564 per regio decreto. Ma ci furono dei “distratti” che continuavano a festeggiare l’inizio dell’anno al primo di Aprile. A costoro venivano fatti dei regali strani: grossi involucri vuoti o con dentro un biglietto con scritto Poison d’Avril, pesce d’Aprile. In Italia la prima città che importò l’usanza francese fu Genova, soprattutto fra i ceti medio alti, tra il 1860 e il 1880.

Per molti studiosi il pesce d’Aprile è un poco la continuazione di Carnevale e degli scherzi ad esso legati.

Qui da noi però non si diceva Pesce d’Aprile ma “Fâr purtâr al cúch = far portare il cuculo. Senz’altro c’è sempre un riferimento alla Primavera, ma con una particolare attenzione al clima del momento. Questo è il periodo in cui il cuculo ritornava nei nostri boschi e cominciava a farsi sentire. Ma se il tempo non era clemente il cuculo non si presentava. Anzi, la credenza popolare fissava la data del ritorno dell’uccello come garanzia della Primavera:

Al cúch l’ha da gnîr
tra ‘l sèt e l’òt d’Avrîl.
S’a’ n’ vên tra ‘l sèt e l’òt
o cl’è môrt, o ch’ l’è còt.

[Il cuculo deve arrivare tra il sette e l’otto di Aprile. Se non arriva tra il sette e l’otto o è morto o è cotto].

Gli scherzi che si facevano da noi era semplici, ma raggiungevano il loro effetto. Di solito si faceva portare un grosso mattone, incartato e confezionato a dovere, ad una consistente distanza. Altre volte ci si inventava una circostanza vantaggiosa, come la vendita di materiali di prima necessità a prezzi irrisori. In tal caso la gente la si faceva andare in un altro borgo.
A me ne riuscì bene uno quando frequentavo la IVª elementare, e qualcuno lo ricorda ancora. Mentre m’incamminavo per raggiungere la scuola vidi un mio cugino già nei campi a mezzo chilometro da casa. Le nostre abitazioni erano vicine, anzi, unite. Improvvisai un messaggio urgente. Gli dissi che sua moglie aveva bisogno e che corresse subito a casa. Non ero convinto che ci cascasse. Invece lui partì a razzo e io mi affrettai ad allontanarmi dal posto. Mentre però salivo il poggio sul lato opposto canticchiavo facendo il verso del cucù. Mio cugino non ci fece caso. Giunto a casa chiese alla moglie il motivo del messaggio. A quel punto ricordò che era il primo di Aprile. Nei giorni successivi continuava a dirmi che gliela avevo fatta bella.

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