La via del Castellaro

Dopo Compiano si prende la via
Che, ripida, sale in cima al monte.
Lassù c’è Piagnolo con la pizzeria,
Case di sasso e una piccola fonte

C’è una chiesetta lungo la strada
mentre continui per Vogilato.
Da lassù tu domini la bella vallata
e ti par di vedere mezzo il creato.

L’Enza scorre, laggiù, silenziosa,
le mille ginestre in fiore fan festa,
stupenda natura e maestosa
di monti, di campi, di verde foresta,

Un venticello ben ti rinfranca.
Ma la via nel bosco continua sinuosa,
e tutto d’intorno ti avvince e t’incanta
nella quiete grande e silenziosa.

La Scalucchia, col vecchio metato,
un piccolo borgo che sa di antico
su solida roccia appollaiato,
i grandi castagni, i mandorli, il fico.

E mentre, tortuosa, tu scendi la via
immenso ti appare il verde monte,
un vecchio mulino, un quèto rio;
Li scorgi appena dal nuovo ponte.

Crovara ti attende, col suo masso cupo,
breve vestigia d’un castello memoria;
la chiesa antica sul grande dirupo,
di potenti e briganti antica storia.

Poi Legoreccio con l’ austera dogana,
da una furia spietata, ormai lontana,
la sua bella conca e i suoi verdi prati.
Vedriano di fronte, dal sole baciato,

il rio Tassobbio quasi essiccato;
da Legoreccio una vista perduta.
I giovani martiri qui trucidati
la pietra nera dal cielo caduta,

Ed ecco infine il Castellaro;
maestosa la torre di casa Rabotti
dove ogni anno, fatto ormai raro
convengon scrittori e poeti assai dotti.

L’antico oratorio e la grande quercia
fan bella mostra se li guardi all’insù;
il loggiato dei Rossi, la casa materna
e Donadiolla in basso, laggiù.

E quando alla sera qui giunge il tramonto
la Pietra e i monti son lucenti lassù.
Tutto il resto scompare al confronto,
e domani qui il sole sarà alto ancor più.

 

Scritta 8.4.2003 – Pubblicata su “ un poco di noi” anno 2005
Enzo Fontana – Montecchio
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