I Giorni della merla

29,30,31 Gennaio

A volte sembra che i nostri avi si divertissero a fare gli indovini. L’anno agricolo è punteggiato di ricorrenze in cui si tentava di presagire come il tempo si sarebbe comportato per un discreto periodo, a partire dai quaranta giorni di Santa Bibbiana all’inizio di Dicembre, alle calende, a San Paolo dei segni il 25 Gennaio, ai giorni della merla. Di quest’ultima espressione ci interessiamo ora perché capita proprio in questi giorni di fine Gennaio.

Merlo bianco

Merlo bianco

Una leggenda diffusa un po’ ovunque ci dice che i merli, un tempo, erano bianchi. Un anno una stupenda merla tutta bianca, con un magnifico becco giallo da fare invidia, suscitò la gelosia di Gennaio che cominciò a torturarla con bufere di neve e vento freddo ogni volta che quella usciva in cerca di cibo. La bestiola gli chiese di essere meno crudele con lei, e se poteva durare un poco di meno. Ma Gennaio rispose che era già di solo ventotto giorni, e continuò imperterrito con freddo e gelo. Ce la fece la merla a superare l’inverno, e l’anno seguente mise da parte tante scorte da poter passare i ventotto giorni di Gennaio senza uscire dal nido. Alla fine uscì soddisfatta e, rivolgendosi a Gennaio, “Quest’anno, disse, sono stata proprio bene al calduccio, e tu non mi hai fatto congelare il becco. Perciò

Più non ti curo, domine,
ché uscita son dal verno!

Merlo nero

Merlo nero

Come dire: ormai non mi freghi più. In Febbraio farà più caldo e io sono salva!
Gennaio allora si adirò e chiese in prestito tre giorni al fratello Febbraio, poi intensificò il freddo a tal punto che gli altri merli morirono quasi tutti. La nostra merla bianca, per sopravvivere, dovette rifugiarsi all’interno di un camino. Passati i tre giorni il freddo diminuì ed essa poté uscire. Ma era diventata tutta nera, e non riuscì più a ripulirsi. Da quel giorni tutti i merli sono neri.

Nel Veneto è un merlo che sfida Gennaio, e l’adagio viene proposto così:

Canta la calandrina
e canta il merlo:
me ne infòto, siòr paròn,
che xe fòra l’inverno.

Ma perché proprio un merlo diventa protagonista del fattaccio? Più che d’inverno gli uccelli compaiono a Primavera e durante la bella stagione. Stando a quanto hanno osservato gli studiosi un motivo c’è: “A partire dal mese di Dicembre i merli sedentari si raggruppano in colonie numerose, su una superficie limitata. I maschi appaiono straordinariamente attivi …. In Febbraio le copie si stabiliscono definitivamente ed è allora che i merli in amore cominciano a cantare” [Encicl. Motta – Scienze naturali].

Che la leggenda sia antica lo possiamo dedurre dalla citazione che fa Dante del Proverbio:

… “Ormai più non ti temo,
come fa il merlo per poca bonaccia”.
[Purg. XIII, 122/123].

Poi, anche in questo caso come in tanti altri, il proverbio viene adattato all’ambiente, alla parlata della gente, alle preoccupazioni del contadino. In Romagna dicono:

Quand e’ canta al mèrel
andòm fôra d’invèren,
e quand e’ canta al cöch
e’ in sèm fôra dal tött.

[Se canta il merlo siamo fuori dall’inverno; se canta il cuculo siamo fuori del tutto]

mettendo a confronto la fine di Gennaio con l’inizio di Aprile, quando, per noi montanari reggiani,

Al cúch l’ha da gnîr
tra ‘l sèt e l’òt d’Avrîl.
S’an vên tra ‘l sèt e l’òt
o ch’ l’è môrt o ch’l’è còt.

[Il cuculo deve arrivare tra il sette e l’otto di Aprile. Se non giunge tra il sette e l’otto, o che è morto (di freddo o di fame) o che è cotto (perché qualcuno lo ha ucciso per mangiarselo)].