Festa di San Biagio a Crovara, 3 Febbraio

La festa di San Biagio un tempo era come la continuazione della Candelora. Non per il contenuto della festa ma per la coincidenza che nell’una e nell’altra c’entravano le candele.

La festa della Purificazione (o Candelora)

Il due Febbraio ci si recava in chiesa per festeggiare la purificazione della Madonna dopo il parto. Nella mia infanzia c’era ancora la consuetudine che una donna, quaranta giorni dopo aver partorito, per rientrare in chiesa e partecipare alle sacre funzioni doveva “farsi tirare”, cioè essere ufficialmente riammessa all’interno della comunità con una cerimonia che iniziava fuori della porta della chiesa. Il sacerdote recitava una preghiera poi dava un lembo della stola in mano alla neomamma e insieme si avviavano verso l’altare ove si concludeva il rito. Simbolicamente la tirava in chiesa. Si trattava di un residuato della dottrina ebraica passato in quella cristiana. Oggi non si comprende perché una donna regolarmente sposata anche in chiesa dovesse essere purificata, come se concepire un figlio fosse peccato. È un concetto discriminatorio che vedeva nell’atto del concepimento l’ombra del peccato.
Nella festa della Purificazione (o Candelora) si distribuiva una candela ad ogni persona da portare a casa. Doveva servire ad allontanare disgrazie. Ma molte persone ne accendevano una propria davanti al simulacro della Vergine. Oggi, dopo il Concilio Vaticano secondo, la Candelora ricorda la presentazione al tempio di Gesù.

La festa di San Biagio

S. Biagio - Benedizione

S. Biagio – Benedizione

Il tre Febbraio invece, nella vicina Crovara, si celebrava la festa del co-patrono San Biagio. E anche qui comparivano, come protagoniste, le candele. Questa volta erano due, legate assieme da un nastrino rosso. Questa benedizione ricorda un miracolo compiuto dal Santo e per questo le candele vengono utilizzate per “dare la benedizione della gola”. Al termine della Messa il sacerdote si poneva davanti all’altare rivolto al popolo, prendeva le due candele aperte a forma di forbice, le appoggiava alla gola del fedele recitando la formula latina. Si chiedeva, in definitiva, che per l’intercessione di San Biagio il Signore allontanasse il mal di gola da tutti i fedeli. Questa forma di devozione, come si è detto, parte da un miracolo compiuto da S. Biagio quand’era ancora in vita. Durante la prigionia aveva salvato un ragazzo cui si era conficcata in gola una lisca di pesce.

Ma chi era San Biagio?

Nel sermone che il celebrante, (o un predicatore venuto da fuori), aveva tenuto durante la messa non sempre si riusciva a capire chi veramente fosse stato. Si limitavano, gli oratori di un tempo, ad una figura stereotipa di santità valida per ogni santo, ove a farla da padrone erano i grandi sacrifici sopportati e i tanti miracoli compiuti dal santo stesso.

San Biagio vescovo

San Biagio vescovo

San Biagio è vissuto nel terzo secolo dopo Cristo in Armenia ed è stato vescovo di Sebaste. Ha fatto appena in tempo a vedere la libertà di culto concessa da Costantino ai cristiani nel 313, ma non a goderne gli effetti.
La città di Sebaste infatti apparteneva all’impero d’Oriente ove era imperatore Licinio che, anche se era cognato di Costantino, non applicò l’editto concesso, ma infierì ancora a lungo contro i cristiani. Biagio fu arrestato, imprigionato, percosso a lungo e sospeso ad un legno. Con pettini di ferro gli fu scorticata la carne. Dopo una lunga prigionia fu gettato in un lago da dove, però, uscì salvo. Per ordine dello stesso giudice che lo aveva condannato all’annegamento fu decapitato. Con lui furono uccisi tre fanciulli e sette donne, ree d’aver raccolto stille di sangue del santo. Nell’iconografia il santo viene presentato con il pastorale, la palma simbolo del martirio, e un pettine di metallo che ricorda lo strumento di tortura nella mano sinistra, mentre con la destra benedice e resuscita un ragazzetto morto che la mamma presenta al santo. La devozione a San Biagio era molto sentita in campagna, come quella a Santa Lucia: uno proteggeva la gola e l’altra la vista. Ciò che lascia perplessi è la coesistenza, a Crovara, di due devozioni apparentemente contrapposte. Gli studiosi sono soliti distinguere l’origine delle chiese antiche in base a due elementi: se il tempio è dedicato a un Apostolo o a un santo dei primi tempi della Chiesa è di origine bizantina; se invece è dedicato ad un santo guerriero (S. Giorgio, San Michele arcangelo) allora è di origine longobarda. Ad ogni modo le due devozioni qui convivono egregiamente in barba alla contraddizione.

La festa di San Biagio durava anche tre giorni.

L’occasione della festa di San Biagio ci permetteva di vedere tante persone che abitualmente non si incontravano. E per i capi famiglia costituiva un’ottima occasione per informarsi sull’andamento dei mercati del bestiame o del formaggio del caseificio.
La festa di San Biagio era come una seconda sagra per Crovara e durava anche tre giorni. Del resto era quello un periodo dell’anno ove pochi erano i lavori da smaltire, e non essenziali.

Da Castellaro andavamo prima alla Messa poi a casa degli Incerti a Casalecchio, da dove proveniva nonna Aurelia. Le donne e i ragazzi all’imbrunire tornavano a casa, mentre gli uomini si fermavano a chiacchierare e a giocare a carte fino al giorno dopo, a volte anche fino al terzo giorno. L’ospitalità l’avremmo ricambiata per la Sagra di Santo Stefano, la prima domenica di Settembre.

Il viaggio fino a Crovara prima, poi fino a Casalecchio, lo facevamo sulla neve o, in alcuni punti particolari, sul ghiaccio. Ma quella festa costituiva il segnale di risveglio dopo l’inverno. Il freddo ormai sarebbe diminuito di molto e la neve lentamente sciolta. Come dicevano i vecchi:

Šnâr al fa i pûnt
Fervâr a i rûmp.

Mârs a i pôrta via,
Avrîl sûga la via.

Gennaio, con il freddo, crea dei ponti di ghiaccio; Febbraio li scioglie. Per poi proseguire velocemente incontro alla primavera con Marzo che completa lo scioglimento della neve e Aprile che asciuga il terreno

 

2 thoughts on “Festa di San Biagio a Crovara, 3 Febbraio

  1. Quando siamo venuti a vivere alla Fossa alcuni dei membri della famiglia Lodi (che hanno dato il nome alle nostre case, vedi infatti sulla mappa: Case Lodi) che hanno vissuto in questo posto sperduto nei boschi o altri vecchi che hanno lavorato qui, sono venuti a vedere le case ancora nel loro stato di quasi rudere.

    Tutti ci hanno raccontato che la festa più grande che si teneva alla Fossa era quella di San Biagio. Nella grande sala si mangiava, beveva, cantava e ballava. Con un po’ di fantasia ed emozione si può ancora immaginare la scena del camino col fuoco acceso, di quei camini però col piano basso… che tirava così male che si diceva faceva entrare perfino il fumo proveniente da casa Cimolla, la casa che nella valle è soprastante alla Fossa. Raccontavano anche che alcune volte sono rimasti bloccati alla Fossa per 3 giorni perché nevicava talmente tanto che non potevano far altro che restare e continuare a festeggiare.

  2. è vero , e quando i parenti fermavano forzatamente, era per loro un piacere perché continuavano a fare festa e a mangiare carne cosa che a casa propria si mangiava poche volte all’anno e alla notte si dormiva nei pochi letti, uno da capo e uno da piedi. Un padrone di casa però, stanco dei parenti, alla notte, convinto di essere con sua moglie mentre era con un parente maschio disse ” O Teresa sono ancora qui quei rompipalle?” allora il parente capì che era ora di levare le tende.

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