Apicoltura di una volta

Miele, Api, Alveari

Quassù da noi (Castellaro, Vetto) il miele veniva prodotto in casa, solo con metodo naturale. Si cercava di addomesticare le api per poi recuperare il miele più facilmente.

Il bugno o alveare

Con pezzi di tronco di grossi castagni vuoti all’interno si costruivano gli alveari o bugni. In dialetto erano chiamati Búj.

Gli alveari o bugni. In dialetto Búj.

Gli alveari o bugni. In dialetto Búj.

Se ne sceglieva un segmento di circa un metro, largo trenta, quaranta centimetri di diametro, gli si applicava un tettuccio e si praticavano nella parte anteriore cinque fori simmetrici. Il foro doveva essere largo a sufficienza per permettere il passaggio agevole delle api. All’interno si mettevano dei bastoncini a croce o a raggiera su cui le api costruivano il loro magazzino fatto con la cera (Brèsca).

Il bugno veniva collocato in un campo vicino a casa, su una lastra di arenaria (piàgna) come base, in modo che non desse fastidio ai lavori, quindi vicino alla siepe. Le prime arnie moderne sono comparse solo dopo la guerra.

Lo sciame

Quando un alveare conteneva troppe api una parte doveva andarsene. Le nuove nate, guidate da una regina giovane, si allontanavano dall’alveare in una specie di turbine con un forte ronzio, alla ricerca di una nuova dimora. Andavano ad appoggiarsi in cima ad un grosso albero o dentro un buco del muro.

Note di Marc Lemmens (apicoltore nella Val Tassaro): Il padre di Savino pensava che la nuova regina guidasse lo sciame. In realtà e’ sempre la vecchia regina che parte prima che nasca una nuova regina. 

Sciamatura 2015

Se il padrone dell’alveare se ne accorgeva in tempo disponeva poco lontano un bugno nuovo, spalmato di miele in modo che le api, attratte dal profumo, vi si dirigessero ed entrassero. Se invece lo sciame si allontanava di solito si fermava sopra un alto albero, e tutte le api si disponevano una addosso all’altra, in una specie di grosso grappolo.

Per facilitare la sosta vicino a casa si inseguiva lo sciame facendo del rumore con pezzi di ferro o barattoli di latta. Non conosco la motivazione scientifica, ma quel baccano serviva allo scopo. Una volta che lo sciame aveva individuato il ramo su cui posarsi bisognava legare su una lunga scala di legno il bugno vuoto, ungerlo all’interno con un liquido ottenuto miscelando zucchero, finocchio selvatico e vino dolce. Poi si faceva in modo che l’alveare venisse a trovarsi sopra lo sciame, molto vicino, e si fermava per alcune ore. Da sotto si bruciava uno straccio intriso di zolfo, in modo da spingere le api a salire al riparo dentro il bugno. Dopo il tramonto, quando tutte erano entrate e riposavano, intontite dai vapori e dal fumo, si faceva scendere il bugno con la massima attenzione, senza scossoni, poi lo si metteva sulla propria base predisposta in anticipo. Passato lo stordimento le api si ambientavano molto in fretta e iniziavano a costruire il loro nuovo regno.

La smielatura

Quando si capiva che i favi erano pieni si allontanavano le api con il fumo e si estraevano i favi, lasciandone però una quantità che permettesse alle api di sopravvivere durante l’inverno.

I favi venivano poi fermati dentro allo smielatore che, girando ad alta velocità, faceva uscire il miele dalle celle proiettandolo contro la parete laterale, da dove scendeva sul fondo e veniva raccolto tramite uno scolo.

La cera non aveva impiego immediato da noi. Ho sentito dire che in certi luoghi veniva manipolata per uso illuminazione, ma non l’ho visto fare. C’era invece la possibilità di venderla a certi ambulanti che periodicamente arrivavano al villaggio per raccogliere le uova e scambiarle con olio, zucchero e articoli simili. Da noi lo chiamavano l’Uvaröl.

2 thoughts on “Apicoltura di una volta

  1. Erano tempi più sereni per le api ed anche per l’apicoltore. Adesso, con la Varroa, con altri parassiti e malattie introdotte da altri continenti, pesticidi e inquinamento, l’apicoltura è diventata un po’ più complicata. Per fortuna nella Val Tassaro c’è ancora poco inquinamento. Nei piccoli campi l’erba (per le mucche del Parmigiano Reggiano) cresce ancora senza l’uso di pesticidi. :)

    C’è la fioritura dell’acacia, e 3 giorni fa ho collocato alcuni melari.
    Speriamo bene per 2015…

  2. Vorrei venire con il mio nipotino a visitarvi, ma vorrei, se non c’è pericolo, poter far vedere a lui la smielatura e se tu sei disponibile spiegare a lui l’organizzazione della specie
    Grazie fin d’ora!

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